Milioni di milioni

Succede di venire insultati per strada, siamo tutti abituati. Per i parcheggi fantasiosi, perché ci si ferma a far passare i pedoni sulle strisce invece di asfaltarli, perché si indossa una maglietta a righe e la clochard seduta sul gradino sotto casa odia le righe e urla che mi ammazzerà per questo (e madre e figlia che indossavano pantaloni e canottiere molto aderenti  sono state sgridate fino alla fermata dell’autobus da una donna infuriata per il messaggio che quei pantaloni lanciavano al mondo e agli uomini).
21 AGO 20
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Succede di venire insultati per strada, siamo tutti abituati. Per i parcheggi fantasiosi, perché ci si ferma a far passare i pedoni sulle strisce invece di asfaltarli, perché si indossa una maglietta a righe e la clochard seduta sul gradino sotto casa odia le righe e urla che mi ammazzerà per questo (e madre e figlia che indossavano pantaloni e canottiere molto aderenti sono state sgridate fino alla fermata dell’autobus da una donna infuriata per il messaggio che quei pantaloni lanciavano al mondo e agli uomini). A me è capitato anche che un signore in giacca e cravatta mi guardasse scuotendo la testa, dopo avere lanciato occhiate di disprezzo ai bambini che tenevo per mano (due miei più una compagna di classe) e dicesse: lei è un’irresponsabile, non si fanno figli in un pianeta sovrappopolato. La compagna di classe ha urlato: non è la mia mamma questa! e io ho comprato il gelato a tutti (tranne che al signore in giacca e cravatta) per uscire dall’imbarazzo. Non sono solo i pazzi per la strada, però, a sentirsi minacciati dai bambini che nascono, a spiegare alle cene che le coppie con figli sono egoiste, narcisiste, incoscienti, perché il pianeta sta per esplodere, non ha più risorse. Fanno i calcoli, moltiplicano i nuovi nati per gli anni che ci restano da vivere, prevedono carestie, disidratazioni, miliardi di persone senza luce elettrica e senz’acqua, niente più medicine, niente più alberi: si appellano al buon senso, all’ecologia (tra i presenti, di solito, c’è una ragazza incinta che non lo ha ancora detto a nessuno, e che si chiude in bagno a piangere o a vomitare), poi salutano e se ne vanno presto perché hanno un volo la mattina per Miami (ma per lavoro, perché loro starebbero sempre in campagna a piedi nudi), fanno uscire più gas di scarico possibile dalla motocicletta e a casa accendono l’aria condizionata al massimo perché sennò i quadri si rovinano.
[**Video_box_2**]La ragazza incinta chiusa in bagno però deve stare tranquilla: i bambini non distruggeranno il pianeta. Un lungo articolo dell’Atlantic, scritto da Sheril Kirshenbaum, scienziata che ha lavorato per il Senato americano sulle questioni energetiche e climatiche, spiega le ragioni scientifiche (piuttosto semplici) per cui anche se nel 2050 saremo nove miliardi di persone, la sovrappopolazione è un cliché da conversazione per feste non molto riuscite. “Per fortuna, ci vuole più di un po’ di matematica per capire i meccanismi che spostano gli equilibri della vita sulla terra”. Nel 1968 un professore di Stanford, Paul Ehlrich, scrisse un libro apocalittico, “Population Bomb”: indicava nella sovrappopolazione la probabile causa dello sterminio degli esseri umani nel giro di pochi anni, a causa dei neonati che, crescendo, si sarebbero trasformati in mostri tritatutto, o in signori in giacca e cravatta che spaventano la gente per strada per il bene del pianeta. Quasi cinquant’anni e alcuni miliardi di nuove persone dopo, la media delle calorie consumate a persona è aumentata in paesi affollati come India e Cina. Perché l’equilibrio del pianeta non dipende dal numero, ma dalla qualità delle persone. Dalle cose che fanno, dalle cure che scoprono. Dalle scelte politiche. Dalle soluzioni che trovano e dal modo in cui decidono di vivere. Così, quando un signore benestante vi dirà che non dovrete mai fare figli “per il bene del pianeta”, non chiudetevi in bagno a piangere, ma rassicuratelo sul fatto che con lui non correte il rischio di sovrappopolare nemmeno una spiaggetta deserta.